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Stai costruendo un business o una prigione?

Come definiresti un imprenditore? Lo definiresti come qualcuno che non è alle dipendenze di nessuno e che decide in autonomia quello che farà nella propria attività? Che decide da sé a che ora si sveglierà al mattino e a che prezzo venderà i suoi servizi?

Dal mio punto di vista questa non è la definizione corretta di imprenditore. Personalmente vedo l’imprenditore come qualcuno che sta creando (o ha creato) un’attività che gli permetterà di decidere in tutta tranquillità se lavorare nell’attività oppure no. Se il titolare è riuscito a creare un’attività fiorente, che gli permette di assumere dei dipendenti in grado di fare il lavoro per lui e di avere abbastanza soldi da potersi permettere di scegliere se lavorare egli stesso nell’attività oppure no, allora è un vero imprenditore.

Esistono due ostacoli principali che un titolare d’azienda incontra lungo la strada per diventare un vero imprenditore: la conoscenza e i soldi.

99 Mini-lezioni Email MarketingL’ostacolo dei soldi consiste nell’impossibilità finanziaria nell’assumere altri lavoratori che farebbero il lavoro al posto del titolare, rendendolo così un vero imprenditore. Questo ostacolo può essere causato dai seguenti fattori: prezzi sbagliati; un tipo di business non redditizio oppure una gestione sbagliata.

L’errore più comune consiste nell’avviare un tipo di attività che non è in grado di supportare sia il titolare che l’impiegato, tanto per cominciare. Prendiamo per esempio il business delle lezioni private: quante attività di lezioni private conosci che hanno così tanto successo che i loro titolari hanno dovuto assumere così tanti dipendenti da non aver più la necessità di dover dare lezioni private loro stessi? La tariffa relativamente bassa che applicano ed i costi del personale non lasciano un margine sufficiente per coprire le spese del marketing, i costi dell’ufficio e i costi di gestione, per non parlare delle tasse del governo italiano.

Non sorprenderti, ma in effetti almeno il 25% degli titolari d’impresa che ho incontrato sono bloccati in questo circolo vizioso. Quando avviano la propria attività, i titolari molto spesso non verificano sin dall’inizio se ci sarà un margine di profitto tale da garantire la sopravvivenza dell’attività, contemplando anche il caso in cui essi non lavoreranno direttamente in essa.

Un business plan che non preveda uno stipendio per il titolare non è un business plan! Un titolare che lavora nella propria attività dovrebbe essere in grado di alzarsi uno stipendio adeguato al lavoro che fa, ed avere ancora un ritorno dell’investimento tale da mantenere l’attività redditizia. Un’attività che non soddisfi questi criteri non dovrebbe venire aperta!

Il secondo ostacolo è l’incapacità di trasmettere la conoscenza ai propri impiegati, anche quando non vi è alcun ostacolo di tipo economico. Un architetto con un sacco di soldi, un sacco di lavoro ed una lunga serie di clienti in lista di attesa, è indubbiamente un architetto di successo. Ma si è rinchiuso da solo in una prigione dorata. La chiave per uscire fuori da questa prigione consiste nel fatto che, un po’ alla volta, egli assuma degli impiegati qualificati, li addestri e gli faccia svolgere il lavoro che dovrebbe essere fatto.

È possibile che inizialmente i clienti si presentino solo grazie alla fama dell’architetto; vorranno incontrare lui e restare in contatto solo con lui; quindi il prima passo che dovrebbe fare è quello di far sì che i suoi impiegati lo aiutino dietro le quinte, così da far procedere i lavori mentre lui si mantiene in contatto diretto con i clienti.

Il secondo passo sarà quello in cui l’architetto inizierà ad inserire gli impiegati nella gestione diretta dei clienti, ad esempio nella supervisione dei lavori nei cantieri.

Il terzo passo consisterà nel fatto che, quando l’architetto prenderà un nuovo lavoro, presenterà sé stesso come supervisore del progetto e passerà tutta la fase esecutiva ad uno dei suoi dipendenti, continuando a mantenere il rapporto con il cliente.

Il quarto (attesissimo) passo avverrà quando i nuovi clienti arriveranno grazie alla buona reputazione dello studio di architettura nel suo insieme, e non grazie alla buona reputazione personale dell’architetto.

E il quinto passo, la fase d’oro, si verificherà quando l’architetto sarà in grado di scegliere se andarsene in ufficio a lavorare oppure no.

So che non è facile, ma posso dirti che esiste un modo realisticamente semplice per farlo. L’ostacolo principale dei titolari orientati verso il buon servizio al pubblico è la barriera che consiste nella falsa idea che nessuno farà il lavoro meglio di lui. Sono prigionieri di quest’idea, si rinchiudono da soli in un carcere a vita.

Essi dovrebbero accettare l’idea che chiunque può essere sostituito, dopotutto loro stessi hanno come prima cosa ottenuto la loro conoscenza in un certo posto, tutto il resto è stata una combinazione di talento ed esperienza. Si possono trovare candidati con molto talento ma senza esperienza: nessun problema, l’esperienza crescerà con il passare del tempo. Tutto ciò che ci si aspetta da titolare è la costruzione di una buona pista di decollo, o come lo chiamiamo noi, un buon percorso di formazione.

Un percorso di formazione ordinato include l’insegnamento ai propri dipendenti di tutte le regole, le leggi, i metodi, le procedure di lavoro, i software e anche i contatti personali che sono necessari per il lavoro. Il percorso di formazione deve includere sia la teoria che la pratica; è impensabile dare ad un dipendente del materiale da leggere e studiare per un anno per poi aspettarsi che eseguano i compiti nel modo appropriato. Questi aspetti devono essere bilanciati.

Il mondo degli affari è crudele: ciò che non cresce, prima o poi crollerà. Un’attività che non cresce verrà messa sotto i piedi da aziende ben organizzate e ben gestite. Si contrarrà fino a chiudere.

Fonda un’impresa che sia stata progettata per crescere. Mettila su con delle buone fondamenta. Pianifica bene il modo di farla crescere e avrai ottime possibilità di raccoglierne i frutti. Guarda avanti; guarda lontano: tre anni, cinque anni a partire da oggi. Vedi se un giorno, più in là nel futuro, potrai passare l’attività ai tuoi figli, oppure se questa potrà essere venduta con profitto quando deciderai di farti un viaggio intorno al mondo.

Questo è il modo per costruire un’attività di successo, ancor prima di aprirla!

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