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La tecnologia non è solo high-tech

La tecnologia non è solo high-techLa parola magica dell’ultimo decennio è: Tecnologia … normalmente la parola tecnologia si riferisce a high tech, computer, software e cose simili. Ma, di fatto, esiste molta più tecnologia di quel che pensiamo. Viviamo tutti una vita tecnologica e la capacità di apprendere ed usare le varie tecnologie determina il nostro livello di felicità nella vita.

Che cosa s’intende con “Tecnologia”? La “Tecnologia” nel suo significato più profondo è il modo o i modi per realizzare le cose così da conseguire un risultato desiderabile. Se ci prendiamo la briga di analizzare questa idea, scopriamo che qualunque cosa, con cui abbiamo scoperto un modo per raggiungere il risultato voluto è, effettivamente, una tecnologia.  Quindi, cucinare, infornare e pulire ricadono interamente nel campo della tecnologia. Quando abbiamo un metodo o un modo esatto per ottenere un risultato e possiamo definire degli esatti passi per farlo (un po’ come la ricetta di una torta), beh … quello è un pezzo di tecnologia, una formula.

99 Mini-lezioni Email MarketingPreparare un’omelette è una tecnologia, perché se tu cambi la sequenza delle azioni da fare per ottenerla, come ad esempio cuocere le uova prima di romperle, non otterrai un’omelette.

Ora, guardati intorno con ammirazione e renditi conto di quanti pezzi di tecnologia si sono trapassate verbalmente mamma e figlia per quanto riguarda l’abilità e la conoscenza in cucina. Il ragù alla bolognese, la pastiera napoletana, gli arancini siciliani, ecc. hanno tutti un’esatta tecnologia, come chiunque conosca i trucchi della mamma può testimoniare.

La saggezza e l’esperienza delle nonne che hanno allevato molti bambini le rendono delle vere e proprie maghe nei momenti difficili, ad esempio quando il bambino comincia a piangere “dimenticandosi di smettere”.

Non molto tempo fa un mio amico ha dovuto fare da baby sitter a Sua Maestà, il figlio di sua sorella. Prima di “abbandonarlo al suo destino” e per non lasciarlo con la paura dell’ignoto, sua sorella (che è un ingegnere informatico) gli aveva lasciato un diagramma di flusso su come gestire qualsiasi evenienza. Gli segnò tutte le sue azioni di successo su come mettere il piccolo a dormire ed in quale sequenza; quale tipo di pianto significava: “voglio mangiare … ho fatto la cacca … ho fatto un ruttino” e così via. Gli ha anche lasciato delle precise istruzioni su come evitare un bagno di pipì mentre lo si cambiava. Armato di questa conoscenza il mio amico è riuscito, alla fine, ad avere un lieto fine in cui il “principino” si era profondamente addormentato, ed ha così potuto passare un po’ di tempo a guardare la tv.

La parola “tecnologia” richiede risposte da parte di coloro da cui dovremmo imparare. Se quella persona sa come ottenere dei buoni risultati nel campo che vogliamo imparare, allora quella persona ha la relativa tecnologia. La domanda da un milione di dollari però è se quella stessa persona sa come fornire e definire i vari passi della ricetta, che cosa fare e quando passare al prossimo passo. Hai mai provato a chiedere ad una nonna come cucinare? Normalmente dirà: “metti un po’ d’acqua … aggiungi il sale sentendo…” … Mmm … ma quanto sale esattamente?

Molti di noi hanno incontrato persone che sapevano bene come fare una cosa, ma poi non sapevano come trasmettere tale conoscenza e per questo motivo la conoscenza è sparita assieme loro. Un operaio specializzato o una segretaria capace posseggono della tecnologia esatta per gestire le situazioni nel settore in cui lavorano, ma talvolta non riescono a trasmettere la loro conoscenza ad un altro lavoratore. E questo, spesso, crea disastri (grandi o piccoli che siano).

 Quindi ci sono due cose per ottenere ciò che vogliamo: dobbiamo sapere come ottenere risultati, e dobbiamo avere qualcuno che sa come insegnare con precisione il come fare per ottenere questi precisi risultati.

Ed è proprio questo che mi piace dell’essere un professionista nella consulenza aziendale. Quando visito un’azienda per fare un’analisi della situazione prima di avviare un programma di consulenza, mi comporto in modo abbastanza metodico, seguendo le regole della Tecnologia Manageriale che utilizziamo. Questa tecnologia contiene i modi corretti per amministrare ed organizzare le cose.

Poiché la mia analisi non è basata sulle mie sensazioni o sul mio stato emotivo, usando questa tecnologia posso investigare cose molto specifiche per vedere se in quell’azienda esistono o che non esistono, cose che spiegano la situazione aziendale esistente. Arrivato a quel punto so esattamente qual è la cosa che dobbiamo attaccare (ed in quale sequenza) così da aumentare le entrate dell’azienda.

Dopodiché tutto ciò che mi resta da fare è far comprendere al responsabile aziendale il motivo per cui la/le cose non stanno funzionando, aiutarlo a sistemarle e portarlo a dire con orgoglio “adesso si che funziona”. Queste sono le  meraviglie della tecnologia ….

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2 commenti

  1. Certi prof so’ strani.Ma la gente è stanca, in generale. Mia figlia è sempre stata sfigatissima, con i suoi.Gli ultimi due anni delle superiori incappò in una prof di italiano estremamente malvagia e non era manco la prima che trovava: già alle elementari era stata massarata da una così, e io rimpiango di averla avuta giovanissima solo per questo: perché mi presero alla sprovvista e non seppi difenderla come la avrei difesa se fossi stata più adulta.Questa delle superiori divenne un incubo, era determinata a convincerla che era scema. Offensiva, distruttiva, mortificante. In quinta, io avevo mia figlia in lacrime tutti i santi pomeriggi, pareva una malattia. Mio marito andò a parlarle e finì con lei urlante, una piazzata paurosa. Andai io e quasi non parlai: mi convinsi che era pazza e uscii così come ero entrata. Non c’era niente da fare.Tra l’altro, l’influenza negativa di questa donna si era estesa a tutto il consiglio di classe, erano tutti lì a schifare gli alunni. A volte succede. Poi la Pupi prese in mano la situazione e decise che lei la maturità, in quella scuola, non l’avrebbe fatta. Non voleva essere esaminata in una simile situazione. E, a marzo della quinta liceo, mi disse che voleva andare in Spagna. Subito. Ed io, più pazza di lei, la appoggiai. Con il resto della famiglia che ci voleva sparare, entrambe, e il mondo che dava l’anno per perso. Traducemmo tutti i suoi documenti scolastici a tempo di record, trovammo gente disponibile al provveditorato spagnolo, facemmo una specie di miracolo e, ad aprile, lei era iscritta all’ultimo anno di una scuola equivalente alla sua in Spagna. A luglio fece la maturità: aveva cambiato paese, professori, lingua e tutti i programmi. E la passò. In due mesi, ce la fece. Una soddisfazione che non ti so manco dire. Un trionfo, porca miseria. L’ultimo giorno nella scuola italiana mia figlia ci andò apposta per fare il tema con la prof stronza. E invece del tema le scrisse una lettera. Me la raccontò dopo, nel pomeriggio. Una lettera gentilissima, garbatissima. Le raccontò di sé, dei sogni, delle aspettative deluse, della mortificazione, dell’insicurezza che le era venuta, della sofferenza dell’andare a scuola, tutte queste cose qua. Le disse: Io, con lei, ho smesso di essere capace di imparare. Una lettera molto bella, fu. Poi consegnò sto tema e, appunto, se ne andò. Se a me capitasse una cosa simile come prof, credo che mi sparerei, guarda. Comunque mo’ fa l’università, la Pupi. In una lingua diversa da quella in cui è cresciuta.E la fa bene, e felicemente. Certe volte, l’obiettivo è sopravvivere alla scuola.

    • Storia molto commovente, sopratutto per come è stato gestito il lieto fine. Complimenti a te e alla Pupi, a cui va tutta la mia ammirazione per la sua forza e per il modo in cui ha gestito tutta questa soppressione!

      Purtroppo nelle scuole italiane, in generale, manca una vera tecnologia di come si dovrebbe insegnare per far sì che i ragazzi apprendano le informazioni e le mettano veramente in pratica, così da ottenere i risultati desiderati.

      Un ottimo libro che ho letto su questo argomento si trova su http://www.ilpoteredelleparole.com.

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