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Come sopravvivere ai “no” dei dipendenti

Come sopravvivere ai no dei dipendentiIn qualità di consulente aziendale, a volte mi imbatto in manager che hanno qualche difficoltà nell’accettare i punti di vista, i consigli o le idee dei propri dipendenti. E, ancora più spesso, mi capita di imbattermi in manager che hanno forti difficoltà nell’accettare un rifiuto da parte dei dipendenti, quando chiedono loro di fare qualcosa. In verità, in molte aziende si forma un alone di paura intorno alla figura del capo, poiché i dipendenti che rifiutano di adempiere alle sue richieste vengono velocemente licenziati.

Questo tipo di approccio manageriale è sbagliato e non è molto efficace. I manager che adottano questo approccio lo fanno solo perché non conoscono gli strumenti giusti, e questo fattore distrugge la loro capacità di giudizio riguardo alle motivazioni del rifiuto da parte dei dipendenti. Ed è proprio per questo motivo che, in questo articolo, farò luce sui due principali motivi per cui i dipendenti rifiutano di fare qualcosa. Spiegherò come identificarli e come porsi nei loro confronti.

1) Il rifiuto negativo è il rifiuto, da parte di un dipendente, di eseguire quei doveri che fanno parte integrante del suo lavoro – niente è più semplice di questo. In questo caso il dipendente “evade” dall’esecuzione dei compiti che ricadono sotto la sua responsabilità. Naturalmente un dipendente di questo tipo non dirà che il motivo per cui non vuole fare il suo dovere è perché non vuole effettivamente farlo, ma se ne uscirà con delle scuse incredibili e originali.

99 Mini-lezioni Email MarketingEcco alcuni esempi:

“Il cacciatore di carenze” – questo tipo di lavoratore cercherà di evitare qualsiasi compito trovando sempre delle ottime scuse riguarda a cosa manca per poter eseguire ciò che gli è stato richiesto di fare. Un semplice ordine come “fissa degli incontri con i clienti” riceverà in risposta un: “Non servirà a nulla andare dai clienti senza una cartellina che si rispetti”; “I miei biglietti da visita non sono ancora pronti e questo non darà una buona impressione”; “Ho un solo incontro prenotato in questa zona, quindi aspetterò di averne altri”, e così via.

“Lo scaricabarile” – questo tipo di lavoratore rifiuterà continuamente di eseguire degli ordini, poiché pensa che gli ordini che gli vengono dati ricadano sempre sotto la responsabilità di qualche altra persona all’interno dell’organizzazione. Ad esempio, l’ordine: “Spedisci la merce di Rossi entro le 16:00” riceverà in risposta: “Mario non mi ha ancora dato la scatola per l’imballaggio”; “Sto ancora aspettando che Gianni mi dica a che ora arriverà il corriere”; “Alex ha fatto la vendita, quindi è sua responsabilità assicurarsi che la spedizione venga fatta per le 16:00”.

“Il premuroso” – questo tipo di lavoratore spiegherà il rifiuto dimostrando molta premura e buona volontà. Ad esempio, l’ordine: “Fai una visita ai tuoi clienti, poiché nell’ultimo mese i loro ordini sono diminuiti” riceverà in risposta: “Ne sarei felice, ma qui non rimarrebbe nessuno a ricevere le telefonate degli altri clienti e nessun’altro sa gestirle bene quanto me”; “Hai ragione! È molto importante andare da loro ed incontrarli. Questa settimana però devo finire di fare un po’ di cose. Li visiterò la settimana prossima”.

2) “Il rifiuto positivo” – sorprendentemente, esiste una cosa chiamata “rifiuto positivo”, ed è proprio per questo motivo che un capo dovrebbe sapere come esaminare in modo imparziale qualsiasi “no” che riceve. Il rifiuto positivo è caratterizzato da un miglioramento della situazione e da una chiara evidenza che un’eventuale esecuzione dell’ordine causerà più danno che bene.

Il fatto di essere un “capo” ha due implicazioni. La prima è che tu sei responsabile per le persone che sono a tuo fianco, e la seconda è che ci sono alcune cose che una qualsiasi persona di cui sei responsabile conosce meglio di te; non perché sia più brillante di te o abbia più esperienza o sia più professionale o qualsiasi altro motivo simile. Ma semplicemente perché è più vicino alla sua scena lavorativa di quanto non lo sia tu, e pertanto è a conoscenza di molti fattori che lo possono portarlo a prendere una decisione migliore della tua.

L’insubordinato positivo è fortemente caratterizzato dal fatto che indica con precisione i motivi per cui rifiuta di farlo. Fornirà una spiegazione ragionevole che proverà al di là di qualsiasi dubbio che si tratta di un rifiuto giustificato, fatto per il bene dell’attività. Spesso fornirà anche delle soluzioni.

L’insubordinato negativo può essere identificato molto velocemente in quanto è molto costante nei suoi rifiuti, e anche quando il capo riesce a superare l’ostacolo che questo tipo di persona gli presenta, questi troverà subito l’ostacolo successivo.

Quindi, in qualità di capo, dovresti come prima cosa esaminare la natura dei rifiuto e la loro frequenza, così da stabilire se si tratta di un insubordinato negativo o positivo. Grazie a questi semplici strumenti saprai riconoscere facilmente chi merita una promozione e chi dovrebbe essere invece mandato a casa.

Cosimo Malagrinò 99 Mini-lezioni Email Marketing

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