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Business Plan, a chi serve?

Ti sei mai chiesto perché ci sono così tante attività che falliscono? Perché così tante attività chiudono dopo poco tempo?

Bene. Ti risparmio il trarre conclusioni. Prevalentemente l’approccio alla consulenza da parte di molti imprenditori italiani è il seguente: “Ne so più di te, quindi non ho alcun bisogno di farti domande”. Quando un imprenditore si rivolge a noi di SUCCESS, una delle prime cose che gli chiediamo è perché ha deciso di aprire proprio quell’attività. Il più delle volte, la risposta è che ha fatto esperienza lavorando in quel campo. E, visto che siamo in Italia, posso dirti che,anche se una persona ha lavorato in un certo tipo di attività per soli tre mesi, sarebbe comunque straconvinta di poter aprire un attività dello stesso tipo. E che con molta probabilità lascerà il suo vecchio lavoro ritenendo di poter fare meglio del suo ex capo, che magari sta gestendo la sua azienda da più di 20 anni.

Non è affatto divertente. Il dilettantismo è un crimine. Chiunque può aprire una propria partita iva, attivare un numero verde e comportarsi come se avesse un impero. Forse è proprio questo il motivo per cui quando qualcuno presenta la sua azienda con parole quali: “Affidabilità, professionalità, esperienza” ormai non ci crediamo più….

99 Mini-lezioni Email MarketingNon sto dicendo che nessuno debba mai aprire un’attività dopo soli tre mesi di esperienza. A dire il vero, sono tante le attività che sono state aperte senza alcuna esperienza ed hanno avuto successo. Ma queste attività molto probabilmente avevano e seguivano un piano o un sistema ben preciso – negli affari affidarsi alla sola fortuna non è una ricetta per una lunga vita.

Prima di agire, pensa! Nel mondo degli affari il modo giusto per iniziare è con un business plan. Business plan è una parola generica per indicare una certa quantità di azioni che sono della stessa natura ma hanno obiettivi diversi. Un business plan può servire per quattro scopi diversi: lo studio di fattibilità, l’ottenimento di credito, come piano per la penetrazione del mercato e come programma per importanti cambiamenti strategici.

In questo articolo parlerò del tipo di business plan che in effetti dovrebbe essere fatto per primo: lo studio di fattibilità, cioè quel tipo di piano realizzato su misura per l’imprenditore per verificare se la sua idea ha motivo di esistere. Molte idee sembrano eccellenti “sulla carta” o quando se ne parla con gli amici, ma poi in realtà i costi di produzione saranno troppo alti rispetto al prezzo che i clienti saranno disposti a pagare; oppure a volte sarà necessario raggiungere una produzione veramente massiccia prima di poter ottenere un profitto significativo; inoltre bisogna anche esaminare prima la domanda esistente sul mercato per quel particolare prodotto o servizio.

Un imprenditore che desideri aprire un negozio di alimentari in un insediamento di 100 famiglie deve sapere che la media del carrello della spesa per famiglia si aggira intorno ai 500 € al mese, e che la maggior parte delle famiglie acquista nei grandi supermercati. Solo una piccola parte acquisterà presso il negozio di generi alimentari, il che rappresenta non più del 20% del carrello della spesa e quindi una media di circa 100 € al mese. È ovvio che non tutte le famiglie faranno acquisti in questo negozio: qualcuno potrebbe fermarsi in un negozio più conveniente che si trova lungo la strada per tornare a casa, o entrerà nel negozio di alimentari che si trova vicino all’ufficio presso cui lavora. Ipotizzando che il 50% dei clienti acquisti presso il nuovo negozio, il suo volume d’affari sarà non più alto di 5.000 € al mese. Il ricarico medio sui prodotti alimentari è di circa il 20%, quindi l’utile lordo sarà di 1.000 € al mese. Da questo importo vanno poi detratti fitto, tasse, costi del personale, stipendi, commercialista, oneri bancari ecc… Come si può vedere questa analisi mostra immediatamente che non è conveniente aprire questa attività. Ma, sfortunatamente, molti imprenditori aprono prima e sperimentano poi lo sfortunato risultato.

Ci sono due cose che spesso non vengono prese in considerazione. La prima è il soggetto della stagionalità. Asili, gelaterie, palestre e catering hanno un fattore di stagionalità che può consistere in decine o centinaia di punti percentuali. In questi casi dovresti esaminare la tendenza annuale e determinare in anticipo quale dovrà essere il flusso di cassa di cui avrai bisogno durante la fase depressiva.

La seconda cosa che dovresti sapere è che, se stai entrando in un settore dove c’è già concorrenza, le attività esistenti si organizzeranno per restare in vita e ti combatteranno, faranno un sacco di pubblicità, abbasseranno i prezzi e spesso venderanno sottocosto – il tutto per tenerti fuori dal mercato. Tienine conto, fissa i tuoi prezzi con attenzione e procurati munizioni a sufficienza per combattere la guerra.

Lo studio di fattibilità non dovrebbe essere fatto solo per le nuove attività, ma anche per le attività esistenti che sono in difficoltà. Ci si dovrebbe fermare un attimo e verificare se è il caso di chiedere un altro prestito per spendere più soldi in marketing e pubblicità. A volte, facendolo, si scoprirà che l’attività non ha più motivo di esistere e che, in realtà, non lo ha mai avuto. Penso che un’attività che non è in grado di produrre utili così che il suo proprietario possa permettersi uno stipendio non ha nessun motivo di esistere.

Personalmente raccomando sempre di farsi assistere da un professionista quando si fa uno studio di fattibilità, dal momento che questa è la fase più critica e rappresenta spesso l’investimento migliore e più conveniente che puoi fare per la tua attività.

Ti meriti il successo.

Cosimo Malagrinò

99 Mini-lezioni Email Marketing

2 commenti

  1. e’ cosi’ e lo e’ sempre stato

  2. giovanni franchetto

    Molto bello da tenere in considerazione, difatti tutte le attivita dovrebbero usarle queste tecniche

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